Il viaggio di Elia Capitolo I · Le gabbie dell'apparenza
La Bella Società
«Non si tratta di risolvere il labirinto della massificazione, ma di rifiutarlo, per permettere all'individuo di compiere l'unico vero obiettivo dell'essere umano: Evolversi.»
- Anno
- 2026
- Tecnica
- Composizione polimaterica con Light-art
- Materiali
- cornice lignea ossidata, corda di juta, figura in ferro, fibra ottica
- Dimensioni
- 80 × 80 × 20 cm
Simbolismo della materia
- La Cornice Ossidata
- La decadenza della facciata istituzionale che simula protezione ma isola.
- La Juta a Labirinto
- La burocrazia e le norme soffocanti che imbrigliano l'esistenza.
- La Figura in Ferro
- L'anima sospesa e fragile con il braccio teso a rivendicare la propria dignità.
- La Luce Rossa (Fibra Ottica)
- Il segnale d'allarme vibrante al centro dell'indifferenza generale.
Dal racconto di Elia
«Ognuno di noi è solo un progetto e non più una persona, quindi siamo stati divisi in stadi di questa operazione: Progetti Falliti, Progetti in Corso, Progetti in Intenzione e Progetti Nolenti... Benvenuti nella Bella Società!»
Francesca Galasso
Lettura critica
Con La Bella Società, la collaborazione tra la narrazione di Francesca e la materia plastica di LARteVO raggiunge un’acuta e tagliente ironia. Il racconto ci introduce a un’umanità capovolta, in cui l’individuo cessa di esistere come persona per essere ricodificato come “progetto” e catalogato in stadi di efficienza burocratica. Elia stesso indossa la divisa di questa alienazione, accogliendo i nuovi arrivati in un sistema che ha sostituito la carne con la pratica d’ufficio. L’opera mette a nudo la contraddizione di un sistema che proclama l’inclusione, ma finisce per catalogare l’individuo.
La cornice dorata, con i suoi tratti ossidati, rivela la decadenza della facciata istituzionale: un contenitore che simula protezione ma, in realtà, isola e delimita. All’interno, la corda di juta si avvolge in un labirinto soffocante: è la materializzazione della burocrazia, una strada tortuosa fatta di leggi e pratiche che spinge l’uomo verso un nucleo di luce rossa vibrante, segnale d’allarme nell’indifferenza delle norme.
In questo ingranaggio descritto da Francesca, la fragile figura di ferro che lotta al centro diventa la personificazione stessa dello smarrimento di Elia, un’anima sospesa nel tentativo di non essere declassata a semplice “Progetto Fallito”. Il suo braccio teso verso l’alto è l’ultimo, eroico tentativo del Progetto Nolente di rifiutare il codice, scardinare le barriere illusorie dello status e rivendicare la propria originaria dignità di persona. Non si tratta di risolvere il labirinto della massificazione, ma di rifiutarlo, per permettere all’individuo di compiere l’unico vero obiettivo dell’essere umano: Evolversi.
Visione narrativa
di Francesca Galasso
“C’era un tempo in cui il mondo era una società unita, ma ormai ciò è raccontato solo nei libri, o da qualche ultimo testimone. Ora ogni città è divisa in diverse zone: c’è la zona Progetti Falliti, poi Progetti in corso, poi Progetti in Intenzione e infine Progetti Nolenti. Penso che tutti abbiano capito, ma se c’è ancora qualcuno che non lo ha fatto, adesso mi spiegherò meglio: ognuno di noi è solo un progetto e non più una persona, quindi siamo stati divisi in stadi di questa operazione.
Ci sono i Progetti Falliti, coloro che non hanno soddisfatto le aspettative o erano troppi complicati, i Progetti in Corso, quelli su cui stanno lavorando, i Progetti in Intenzione, quelli per cui stanno iniziando a ideare pratiche, e infine i Progetti Nolenti, le persone che si sono opposte a tutto ciò e quindi vivono in modo emarginato, come i Progetti Falliti, ma molto probabilmente più felici.”
Questa è la mia presentazione ai nuovi arrivati qui, che mi guardano sconvolti. Ma d’altronde questo è il mio lavoro, come dimostra la mia divisa col cartellino che recita: “Elia, Progetto in Intenzione”.
Infine concludo: “Benvenuti nella Bella Società!”